Almanacco
Vita e Beneficenza di Amelia An Der Lan a Fiera
Muore a Fiera Amelia An Der Lan, nobile figura di donna e benefattrice.
Nata a Fiera il 12 marzo del 1865, da famiglia benestante, dedicò gran parte del suo tempo all'istruzione di ragazze povere o orfane, che radunava la domenica o i giorni di festa, il dopopranzo, in un locale discosto dalla sua casa.
A queste ragazze Amelia An Der Lan insegnava il lavoro femminile e ne procurava da signore sue conoscenti per occuparle anche a casa; la lingua italiana, l'educazione morale e civile.
Ne collocò diverse in case di educazione, contribuendo lei stessa al pagamento della retta.
Rimasta sola, trasformò la sua casa d'abitazione con giardino, a Pieve, in un asilo infantile, dove ha sede l'attuale scuola materna, con annessi i locali d'abitazione per le maestre, per la sua realizzazione vendette tutto quello che possedeva, e si ridusse a vivere modestamente in un piccolo quartiere.
Nel 1908 per i suoi meriti fu insignita della croce al merito che, per la sua umiltà, accettò solo a condizione che le fosse consegnata senza alcuna pubblicità, in quanto, secondo le sue parole, la carità non aveva bisogno di propaganda.
Infatti la cerimonia di consegna venne negli uffici del capitanato distrettuale, alla presenza dei soli capi comune di Primiero.
Alla memoria di Amelia An Der Lan è intitolato l'asilo di Fiera-Pieve.
Saltano i ponti a San Silvestro, Siror, Transacqua e Tonadico
A mezzogiorno dietro ordine del capitano austriaco Edoardo Faulkner un colpo di mina fa saltare il ponte di San Silvestro, poi quelli di Siror, Transacqua e Tonadico.
Dopodiché le milizie austriache incendiano il ponte di legno sulla strada di Cereda.
Quindi si ritirano verso Passo Rolle interrompendo in vari punti la strada.
La sera di quello stesso 23 maggio arriva nei nostri paesi la notizia della dichiarazione di guerra dell'Italia.
Entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria-Ungheria
Il giorno precedente era giunta in zona la notizia dell'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria - Ungheria.
Le truppe austriache si ritirarono verso Passo Rolle, ma la mattina del 24 maggio dei piccoli reparti scesi un'altra volta fanno saltare il ponte di S. Silvestro, incendiano il panificio di Fiera e molti alberghi ed abitazioni di San Martino.
Dopodiché si ritirano dalle nostre valli conducendo con sé parecchi uomini ed alcune persone sospettate di nutrire sentimenti italiani, lasciando dietro di sé un mucchio di rovine e ritirandosi sulle nuove posizioni montane.
Anche il ponte sul Vanoi doveva saltare ma la persona a cui fu affidato l'incarico si astenne dall'eseguirlo.
Italia in Guerra
L'Italia è in guerra.
Nel pomeriggio del 25 maggio l'avanguardia del II reggimento bersaglieri, discesa dal passo di Cereda attraverso Zenguei e Pretecasa entrava a Transacqua e poi a Fiera, mentre gli alpini del Val Cismon giungevano ad Imer e quelli del battaglione Feltre occupavano la Valle del Vanoi attestandosi sulla linea Val Regana - Forcella Magna.
Poco tempo dopo la Brigata Abruzzi si dislocava nella conca di Fiera, mentre il reggimento 57 venne avviato verso canale.
L'occupazione dell'intera zona avvenne senza incidenti.
L'autorità provvide subito per il mantenimento dell'ordine e poco tempo dopo, nominò un commissario provvisorio per assicurare gli approvvigionamenti ed organizzare i vari uffici, che erano rimasti senza direzione.
La distruzione di San Martino
La guerra fra l'Italia e l'Austria è appena iniziata, da un giorno, gli alberghi di San Martino costruiti con tante fatiche e sacrifici vengono distrutti, dati alle fiamme dai pochi gendarmi austriaci in fuga.
Quello che Riccardo Strauss, celebre compositore che soggiornò a San Martino e che vi scrisse la parte più bella della sinfonia delle alpi, definì" il più bel luogo d'Europa", era diventato un ammasso di macerie.
Prima Guerra Mondiale – Occupazione di Canal San Bovo
Prima Guerra Mondiale.
Le truppe italiane occupano Canal San Bovo.
Alpini, Guerra, Morte di un Bambino, Valle del Vanoi
A pochi giorni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale le truppe italiane avevano dato avvio all'occupazione della Valle del Vanoi, gli alpini del battaglione Feltre occuparono il Monte Agaro, il Monte Remita e il pizzo degli uccelli; alcune pattuglie scesero dal Passo Broccon fino al ponte di San Bortol, poi si ritirarono nella posizione raggiunta dal grosso del battaglione.
Qualche giorno dopo gli alpini si appostarono nella zona di Ronco fino al Rebrut; nei giorni seguenti la conca di Canale.
L'occupazione definitiva avvenne ieri, 5 giugno.
In riferimento a quel giorno, si narra un curioso episodio.
Un giovane si era recato in chiesa a suonare "el bot" (così si chiamava il rintocco della campana) per annunciare la morte di un bambino nato alcune ore prima; all'uscita fu affrontato da una pattuglia italiana, una delle prime entrata in paese, accusato di aver fatto un segnale al nemico e minacciato di immediata fucilazione; poi, vista la sua giovane età, lo condussero dal sagrestano; questi spiegò che da noi si usa un simile segnale per avvertire la popolazione che è morto un bambino.
La pattuglia, per assicurarsi, si recò a vedere il piccolo, poi lasciò libero il giovane.
In seguito a questo fatto, qualche giorno dopo giunse ai parroci della Valle l'ordine di non suonare più le campane per nessun motivo.
E tutte le campane tacquero; il loro silenzio portò un'altra nota di tristezza nell'animo della gente già scossa dal susseguirsi dei tragici fatti della guerra.
Caduti Alpini del Battaglione Feltre a Valsorda
2 ufficiali e 9 alpini del battaglione Feltre vengono uccisi in loc.
Valsorda vicino a Caoria.
Sono i primi caduti del conflitto mondiale 15/18 nella valle del Vanoi.
Dal mese di giugno di quest'anno all'estate del 1916 la guerra nella zona fu poco movimentata.
Le linee italiane distavano da quelle austriache, in media, dai 3 ai 4 chilometri; tra le une e le altre avvenivano vari scontri di pattuglie.
La gente si accorgeva che la valle era zona di operazione per il via vai di militari, per il silenzio delle campane, per la costruzione di strade e per qualche inoffensiva cannonata.
Trasferimento forzato di persone di Primiero e Mitterndorf durante la Prima Guerra Mondiale, con morti e lavoro in fabbrica.
All'alba numerose pattuglie di militari austriaci svegliarono bruscamente le persone che si trovavano nei masi di Refavaie, Fosserniche e Coldosè e ordinarono loro di partire per la Val di Fiemme con tutto il bestiame.
Giunsero a Predazzo e Ziano dove sostarono per alcuni giorni durante i quali furono requisite le bestie.
Erano circa in 200, furono trasportati ad ora da dove partirono per Herzogenburg presso Vienna dove furono divisi in 6 gruppi per partire per 6 diverse sistemazioni.
Nel dicembre successivo furono trasferiti in treno al campo profughi di Mitterndorf.
Un lager dove vi rimasero per due anni e mezzo lavorando nella fabbrica di calzature, in cucina o nella Sartoria.
Solo nell'aprile 1918 furono rimpatriati anche grazie all'interessamento dell'allora deputato a Vienna Degasperi.
In quel campo di concentramento fra i nostri 200 deportati quasi 30 persone morirono di stenti e malattie e furono sepolte nel cimitero di Mitterndorf.
Una brutta pagina nella storia di Primiero.
Occupazione italiana, commissario Ansaldo a Fiera e inaugurazione monumento a Vittorio Emanuele III.
Da qualche mese ormai le truppe italiane occupavano interamente il nostro territorio, dopo l'entrata in guerra.
Dal 22 giugno era stato istituito un commissario civile, nella persona del genovese Giuseppe Ansaldo, che riuscì ad ottenere un'organizzazione civile completa, ad organizzare la riapertura delle segherie e a far funzionare una tenenza dei carabinieri.
Gli abitanti del nostro distretto non vennero evacuati per motivi bellici e la vita si svolse regolarmente come nelle retrovie.
Tanto è vero che l'11 novembre a Fiera veniva inaugurato con solennità un monumento a re Vittorio Emanuele III.
Evacuazione di Caoria e profughi: trasferimento a Imer, Primolano e Isola Vicentina (1915-1919).
Il comando militare italiano ordina l'evacuazione di Caoria. In questo anno dopo la partenza verso Mitterndorf degli abitanti del paese che si trovavano nei masi di Refavaie, Coldosè e Fosserniche, gli altri rimasero a Caoria ancora cinque mesi.
Nella zona tra il ponte Valsorda e il Pront si svolgeva un continuo movimento di pattuglie avversarie, frequenti erano le sparatorie.
All'alba del 20 dicembre giunse anche per loro l'ordine di immediata evacuazione. Lo recarono di porta in porta soldati e carabinieri venuti appositamente da Feltre durante la notte.
Il bestiame fu preso in consegna e pagato, a prezzo di requisizione, dai reparti militari. Nel pomeriggio le persone in grado di camminare vennero condotte a piedi fino a Canale, le altre trasportate con carri ed automezzi.
Pernottarono nell'ospedale, nelle scuole e in alcune abitazioni private. Il freddo era intenso. Il giorno seguente furono trasferiti ad Imer e alloggiati nelle scuole elementari.
Dopo due giorni, il 23, furono condotti, su carrette e automezzi, a Primolano e da qui, con il treno, a Isola Vicentina.
Rimasero in questa località, sistemati parte nel teatro e parte in abitazioni private, quasi due mesi. Ritiravano le refezioni calde dalla cucina dell'ospedale e le pagnotte dalla sussistenza militare.
A Isola Vicentina morirono, tra i profughi a causa del freddo e delle fatiche sofferti nel viaggio, alcuni ammalati e alcuni vecchi.
Nel febbraio del 1916 metà delle famiglie vennero trasferite nella Liguria e le altre in Toscana. In queste nuove sedi si trovarono abbastanza bene.
Ricevevano dallo stato un sussidio giornaliero con cui potevano provvedere al cibo necessario e a procurarsi qualche indumento.
In Liguria e in Toscana morì un notevole numero di nostri profughi, anche giovani in modo particolare nel 1918, a causa della febbre spagnola che colpì un pò tutta l'Europa.
Ritornarono a Caoria nell'aprile del 1919, dove li attendevano i profughi di Mitterndorf, rientrati un anno prima.
Ma molte case erano ancora spoglie di ogni cosa e ovunque erano ancora profondi i segni della guerra e dell'abbandono.
Italia e Austria: Patto di Londra e cessione del Trentino, attaccamento primiero.
26 aprile 1915 Con il Patto di Londra l'Italia si impegna ad entrare in guerra a fianco degli alleati. L'Austri pur di non vedersi aprire un fronte alle spalle si dichiara disposta a cedere all'Italia il Trentino con l'esclusione dei distretti di Cavalese, Mezzolombardo, Cles, Madonna di Campiglio e Primiero verso i quali i reggenti austriaci nutrivano un particolare attaccamento. Attaccamento che sembrava essere ricambiato, se è vero che, come riferisce De Gasperi, nel 1915 il 95% della popolazione avrebbe optato per rimanere sotto il governo di Vienna.
Primiero: Guerra, fuga e il primo morto di Antonio Zanetel nel 1915.
23 maggio 1915 L'Italia si considera in stato di guerra contro l'ex alleato Impero Austro - Ungarico e la nostra valle viene catapultata nel vortice della guerra. Inizia l'esodo dei profughi sia verso l'Austria che verso l'Italia. L'esercito austriaco abbandona la valle di Primiero e trasferisce la linea del fronte sulla catena del Lagorai. Durante la ritirata gli austriaci fanno saltare i ponti sul Cismon, distruggono il panificio di Fiera di Primiero e incendiano San Martino, esclusa la chiesa, per non permettere agli italiani di trovarvi riparo. Le operazioni militari nel 1915 in valle si limitano a normali servizi di vigilanza e qualche scaramuccia tra le truppe italiane e le pattuglie esploranti austriache. Il primo vero scontro avviene in Val Sorda e vede il primo morto in terra primierotta: Zanetel Antonio di Siror.
Ristabilimento dell'ordine civile nella valle e nomina di Giuseppe Ansaldo, ergozione di un monumento a Vittorio Emanuele III.
22 giugno 1915 Il comando militare italiano, dopo aver preso possesso della valle e dei singoli paesi, sciolte tutte le vecchie rappresentanze comunali e nominato per ogni centro un sindaco di fiducia, nomina il 22 giugno un commissario civile, Giuseppe Ansaldo di Genova, il quale riesce a restaurare un clima di vita civile nella valle. Il vessillo giallo - nero d'Asburgo viene sostituito dal tricolore sabaudo mentre all'effige del vecchio ed amato Imperatore Francesco Giuseppe viene contrapposta quella di Vittorio Emanuele III, al quale nel novembre del 1915, a Fiera, viene eretto un monumento.
Occupazione del Castellazzo da parte delle truppe italiane – 22 ottobre 1915.
22 ottobre 1915 Le truppe italiane occupano la cima del Castellazzo.
Occupazione del Castellazzo da parte delle truppe italiane - 22 ottobre 1915.
22 ottobre 1915 Le truppe italiane occupano la cima del Castellazzo.
Incendio di alberghi a San Martino durante la ritirata austriaca del 1915.
1915 L'avvento della 1^ guerra mondiale fece mutare la situazione a San Martino. Il 24 maggio 1915 durante la ritirata delle truppe austriache tutti gli alberghi furono incendiati e del loro antico splendore rimase solo un cumulo di macerie.