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venerdì 20 luglio 2018
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Si concludeva in Via Caetani la mattina del 9 maggio una delle azioni terroristiche più famose d'Italia, che aveva tenuto col fiato sospeso un paese per 55 giorni e le cui conseguenze avrebbero avuto eco per molti anni a venire: il corpo di Aldo Moro, presidente del DC, veniva ritrovato senza vita in una Renault rossa.
Rapito il 16 marzo in via Fani dall'organizzazione terroristica Brigate Rosse in quanto "erede diretto dell'anticomunismo di Alcide Degasperi" e simbolo dello Stato Imperialista delle Multinazionali, Moro fu sequestrato il giorno della presentazione del nuovo governo Andreotti: seguirono oltre 50 giorni di prigionia in cui Moro scrisse lettere a diversi esponenti politici, alla famiglia e al Papa, mentre le istituzioni si schieravano seppur in maniera frastagliata a favore della non trattativa e quindi per il rilascio del prigioniero senza alcuna condizione.
Lo stesso 9 maggio anche i resti di Peppino Impastato, giornalista di Democrazia Proletaria, venivano ritrovati in seguito a un'esplosione per mano di Cosa Nostra a Cinisi, dopo che il giovane aveva denunciato alcune attività illecite e si era candidato al Consiglio comunale.
Due uomini e due destini che hanno influenzato il paese negli anni a venire, e il cui ricordo oggi sembra purtroppo sbiadire tra le pagine di cronaca e attualità, quasi a voler dimenticare che la memoria è l'unico modo per estirpare l'indifferenza, per evitare infine che certe brutalità si ripetano.
(AO)