Almanacco
Mezzano, 1918: Saccheggio di guerra e prigionieri a Isernia, Primiero e Valle del Vanoi.
Dal diario di un testimone della Prima Guerra Mondiale. "Il 3 novembre 1918, a Mezzano, traffico paralizzato.
A un tratto si videro i soldati abbandonare carri e muli, alcuni togliersi di dosso il fucile, e via a gambre.
Stavano facendo il loro ingresso in Valle i soldati italiani.
La gente vista la roba abbandonata sullo stradone, come disperata si dà al saccheggio: sacchi di farina, cassette di zucchero, macchine da cucire, scarpe, utensili da cucina, fucili, baionette, portarono via tutto quello che trovarono.
Poi fu la volta dei muli, cavalli, carri e mucche.
Il lavoro venne sospeso durante la notte per riprendere il giorno dopo.
Lungo lo stradone, verso loc.
Sorrive, era un continuo andirivieni.
Tornavano alle loro case i nostri soldati nell'esercito austriaco.
Dall'Italia sono considerati prigionieri di guerra e come tali vengono mandati in campo di concentramento ad Isernia, in provincia di Campobasso, dove in varie fasi verranno poi internate numerose persone sia da Primiero che dalla Valle del Vanoi.
Dal comando militare giunge l'ordine alla gente di consegnare il bottino di guerra, anche se naturalmente ne venne restituito ben poco dalla gente che aveva già provveduto a nasconderlo accuratamente.
Disfatta austriaca a Vittorio Veneto: caduti e fine guerra in Primiero e Vanoi.
Un anno dopo la ritirata di Caporetto avviene la disfatta degli austriaci a Vittorio Veneto.
Alle ore 14.00 raggiungono Fiera i reparti della brigata Modena, all'inseguimento degli austriaci, arrivarono poi anche gli uomini della brigata Massa Carrara, che, alla stessa ora occupava Canal S. Bovo, nel frattempo era giunto anche il battaglione alpino Antelao.
Le truppe ricevettero la notizia dell'armistizio e si fermarono, la guerra era finita anche per Primiero.
Molti dei suoi figli non tornarono dai campi di combattimento della Galizia e della Russia.
I caduti furono 214 per la Valle di Primiero e 69 per la Valle del Vanoi.
Fine guerra nelle Valli del Vanoi: saccheggi, armistizio e ordinanze di Varola
La notizia della fine della guerra creò non poco scompiglio nelle Valli del Vanoi e Primiero, la nostra conca aveva l'aspetto di un enorme accampamento pullulante di carri, cavalli e animali vaganti; ed il 26^ corpo d'armata austriaco, forte di 10 mila uomini, non poteva ormai fare altro che seguire le norme fissate dall'armistizio di due giorni prima, ed arrendersi.
Le truppe austriache, abbandonato il materiale bellico, non cercavano altro che di evitare la prigionia; ma ciò nonostante si dettero a saccheggi inutili, come a Mezzano, e la popolazione visse delle ore di ansia grave.
Non mancò anche un ridicolo tentativo di resistenza al ponte di Siror, che fu stroncato nella notte fra il 4 e il 5 novembre.
A comandare il presidio di zona fu scelto il colonnello roggero del 43^ reggimento di fanteria, mentre quale commissario civile veniva nominato Giuseppe Varola, che si preoccupò di mantenere l'ordine nei vari comuni.
Reduci di guerra trasportati a Isernia per la ricostruzione del patrimonio forestale.
Era da poco terminato il primo conflitto mondiale.
Da alcuni giorni cominciarono ad affluire nei loro paesi tutti gli ex militari austriaci, che speravano di restarsene finalmente a casa loro.
Ma un ordine del presidio militare decideva che tutti gli ex soldati austriaci fossero considerati come prigionieri di guerra.
E con un ordine del 16 novembre vennero raccolti 497 reduci che furono trasportati ad Isernia, da ove ritornarono a casa solo nel gennaio dell'anno successivo (precisamente il 31), mentre la loro opera sarebbe stata più che necessaria per la ricostruzione in patria, che aveva subito gravi danni specialmente nel patrimonio forestale, ed in quello alberghiero.
Reduci Prima Guerra Mondiale: prigionieri a Imer, Fiera, Isernia e liberazione nel 1919.
Viene diffuso tramite i capi comune l'ordine ai reduci della Prima Guerra Mondiale combattuta sui fronti della Russia, Rumenia ed Italia di presentarsi a Canale, Fiera e Imer per ottenere i documenti di liberi cittadini italiani.
Si dice loro che prima di avere i documenti devono compiere una breve visita all'Italia.
Forzatamente vengono condotti a Onè di Fonte e Cittadella, dove rimangono 20 giorni e diventano prigionieri di guerra.
Quindi in treno vengono trasportati ad Isernia nel Molise per l'internamento, in quel luogo parecchi contrarranno malattie dato il pessimo trattamento e qualità del cibo.
Verranno liberati nel febbraio del 1919.
Internamento a Isernia: 498 Primierotti imprigionati in una triste vicenda.
Una dolorosa pagina di storia viene scritta con l'internamento a Isernia di ben 498 Primierotti.
Riconnessione comunicazioni Primolano tramite auto militare, Passo Broccon verso Strigno.
Le comunicazioni dirette con Primolano, interrotte durante la Prima Guerra Mondiale, vengono ripristinate in questo giorno, per mezzo di un auto militare giornaliero, che prima, attraverso il Passo Broccon, era diretto verso Strigno.
Ammutinamenti boemi, invasione di Primiero e Rolle nel 1918.
29 ottobre 1918 Due reggimenti Boemi ammutinati transitano per Fiera e si dirigono verso il Rolle. Segue il grosso delle truppe che, cercando una via di fuga dalla piana di Feltre, si inoltra nella valle di Primiero. gli sbandati dilagano , la valle di Primiero viene invasa da migliaia di uomini, di tende, di cucine da campo, di animali da soma, per tre giorni, finché l'ultimo soldato austriaco non ha attraversato il Rolle.
Armistizio di Fiera: Brigata Modena, Alpini Antelio e Massa-Carrara nel 1918.
4 novembre 1918 La brigata italiana Modena entra a Fiera, alle ore 14, seguita dal battaglione alpini Antelio e dalla brigata Massa - Carrara. Le truppe ricevono l'ordine di cessare le ostilità a seguito dell'armistizio firmato con gli austro - ungarici a Padova. Termina così la prima guerra mondiale sul fronte italiano, mentre sul fronte occidentale la pace verrà firmata pochi giorni dopo.
Trasmesso contingente militare austro-ungarico da Fiera a Isernia, con prigionia a Roma.
17 novembre 1918 Un avviso esposto a Fiera invita tutti coloro che hanno prestato servizio militare nell'esercito austro - ungarico a presentarsi al comando del 73° fanteria. In molti ubbidiscono scendendo verso il paese. Senza nemmeno il tempo di prendere qualche effetto personale, gli uomini vengono incolonnati e fatti incamminare verso lo Schenèr. La prima pausa per il pernottamento viene concessa ad Onè di Fonte. A Cittadella vengono fatti salire sul treno, in vagoni bestiame, sigillati all'arrivo a Roma. Da qui il convoglio raggiunge Isernia, nel Molise, dove i nostri sono rinchiusi in un convento abbandonato e trasformato in campo di concentramento.
Isernia: Ricordo di prigionieri Trentini e Schützen
Quando gli isernini preparano una spaghettata per i prigionieri trentini
L'episodio la notte di Natale del 1918. Oggi la cerimonia in ricordo del tragico evento e scoperta una targa commemorativa. Fucili puntati in alto, un colpo a salve e poi l'inizio della cerimonia in ricordo dei circa mille trentini che nel 1918 furono prigionieri a Isernia. Nel fine settimana una delegazione di oltre 200 Schutzen, con abiti tradizionali, è arrivata a Isernia per ricordare nonni e genitori che furono internati presso il monastero di Santa Maria delle Monache (dove è stata affissa una targa ricordo) e in altre chiese cittadine, tra cui quella di San Francesco e Santa Chiara. La grande guerra era terminata ma per chi, nonostante si sentisse italiano, fu costretto a combattere per l'impero austro-ungarico, la sofferenza ancora non era finita. Furono deportati verso varie località, tra cui Isernia. Settanta ore per arrivare e poi l'inferno. Secondo le testimonianze nessun diritto, da parte dell'esercito italiano, fu loro riservato. Gli appunti, i diari, di chi ha dovuto subire questa prigionia, però, raccontano anche di storie di accoglienza, di aiuto da parte dei locali. Giuliano Turra, figlio di uno dei prigionieri, per la prima volta a Isernia, ha raccontato con gli occhi lucidi, l'esperienza vissuta dal padre cento anni fa. Enzo Cestari, presidente della Federazione Schützen del Trentino, ha sottolineato come questo sarà l'inizio di una collaborazione e di un bel rapporto di amicizia tra le due comunità. Infine, il sindaco d'Apollonio, che ha raccontato anche degli aneddoti sino ad ora sconosciuti sulla vicenda. La cerimonia, a cui ha preso parte anche un buon numero di isernini, ha previsto anche la santa messa officiata da monsignor Camillo Cibotti, vesovo della Diocesi di Isernia-Venafro.
I 498 soldati primierotti con molti altri trentini - è stato spiegato durante la cerimonia - furono richiamati e spinti ad un viaggio forzato di oltre 72 ore fino ad Isernia. Furono poi internati per oltre due mesi in condizioni miserevoli, stipati in camerate, con cibo scarso e senza le minime condizioni igieniche. L'autrice del libro dedicato proprio ai "Fatti di Isernia", ha citato due preziosi diari che ripercorrono il viaggio e descrivono quello che accadde in quei mesi, le umiliazioni, la fame e l'avvilente delusione nei confronti dell'Italia. Accanto a questi sentimenti c'e però anche la testimonianza della commovente e compassionevole generosità dei cittadini d'Isernia. Gli uomini furono trattati in totale inosservanza della convenzione dell'Aia e mai seppero per quale legge o per quale reato fossero stati condotti fin qui, prelevati dalle loro case a guerra finita. La memoria non fu mai elaborata, questo argomento funa lungo ignorato dalla storiografia italiana e trentina.