Almanacco
Nevicata e scarsità di generi alimentari nel gennaio 1917
Una fortissima nevicata fa chiudere la strada dello Schener, per riaprirla interverrà la IV armata del genio civile.
Il mese di gennaio del '17 fu memorabile per le repentine variazioni meteorologiche, infatti a metà mese (il 16) la neve si trasformò in pioggia torrenziale provocando numerose valanghe.
Dal 25 gennaio il termometro oscillò, per alcuni giorni, tra i 14 e i 18 gradi sotto lo zero. In quel periodo scarseggiavano i principali generi alimentari, soprattutto lo zucchero. Si esaurirono le scorte di petrolio.
Esplosione deposito munizioni Fratazza, 40 morti
Esplode alla Fratazza sotto San Martino, un deposito di munizioni, i morti sono 40.
Ritiro italiano in Isonzo, Primiero e Alpi di Fassa: sentimenti contrastanti e coraggio.
La notizia che lo schieramento italiano, sette giorni prima, aveva ceduto nei pressi di Caporetto, giunse rapidamente nelle trincee del Cauriol, della Busa Alta e del Colbricon, suscitando stupore ed amarezza in tutti i soldati, specialmente i friulani ed i veneti che chiesero di poter accorrere sull'Isonzo e il Tagliamento, preoccupati per la sorte dei loro cari.
Questo importante avvenimento suscitò nella nostra gente sentimenti contrastanti.
Da una parte contentezza perché con l'arrivo degli austriaci le notizie dei nostri soldati lontani sarebbero state sicuramente più frequenti, e più facile il loro ritorno a casa, per lungo o breve tempo.
Cosa che infatti accadde.
Dall'altra amarezza e rammarico per la partenza dei soldati italiani, i quali avevano cercato di dare una mano alla popolazione durante il lungo periodo trascorso nelle nostre zone, instaurando con essa un rapporto amichevole.
Già nelle ultime giornate di ottobre lunghe file di uomini, autocarri e traini di ogni genere transitavano sulle nostre strade e uscivano dallo Schener e Cortella.
L'ordine di ripiegare giunse ai reparti in linea sulle Alpi di Fassa il 31 ottobre.
I combattenti abbandonarono le posizioni conquistate palmo a palmo, rese imprendibili dal lungo e faticoso lavoro di molti di essi, e difese con coraggio e sacrifici.
Nella notte del primo novembre il battaglione Cividale, ricevuto il cambio della 152^ compagnia dell'Arvenis, scese dalla Busa Alta verso Lavedin, e nei giorni successivi provvide, in collaborazione con l'artiglieria, allo sgombero dei medi e grossi calibri dalle postazioni di Cima Paradisi.
Intanto altri artiglieri e fanti calavano a valle e facevano uscire dallo Schener e Cortella i diversi gruppi di artiglieria che si trovavano in zona.
Il giorno 3 novembre gli alpini del Val Tagliamento abbandonarono i costoni del Cauriol e di Cupolà e si trasferirono parte verso i Paradisi e parte sulle alture del Pront e della Regana, con il compito di proteggere la ritirata dei reparti di prima linea.
Sul fronte di Primiero, dal Col del Latte a Rolle, il ripiegamento degli uomini delle prime posizioni avvenne nella notte dal 4 al 5 novembre.
Si svolse rapidamente; alla mattina le retroguardie già transitavano per San Martino, le Tognole e Refavaie, e i reparti delle Viose e dello Spiaz si concentravano a Piancavalli e sul Brocon.
Ritiro italiano a Caporetto: pericoli e distruzioni nella valle di Imer.
Durante la ritirata delle truppe italiane, dopo la rotta di Caporetto, la popolazione delle nostre valli trascorse anche momenti di pericolo e giornate di paura.
Le donne, i bambini e i vecchi si radunavano perciò nelle cantine e nelle stalle a "volt"; le altre persone si muovevano il meno possibile, più che altro per governare gli animali e per procurare l'acqua e i cibi necessari.
Molti avvenimenti si susseguirono dal 3 al 9 novembre del 1917. Per le strade passarono lunghe colonne di soldati, di carri e automezzi italiani.
Vicino a San Martino furono incendiate parecchie baracche ed abbattuti gli ingressi delle caverne e delle gallerie adibite a magazzino.
Vennero distrutti la centrale elettrica della Viosa e gli impianti di frantumazione delle miniere di Pralongo.
Caddero e in parte bruciarono le stazioni principali e quella di smistamento (a Revedea) della teleferica militare che collegava i Masi di Imer con i Giaroi di Ronco.
Crollò il ponte in granito sul Vanoi e quelli sul riu e sul Lozen.
Saltarono in aria i forni dei panifici di Fiera e di Canale, infrangendo per un largo spazio i vetri delle case.
Si minarono e si schiantarono tratti di stradone dello Schener (vicino a Pontet), della Cortella (a Sant'Antoni) e del Brocon (presso la galleria). Poi cominciarono a sparare i cannoni della Totoga.
Le bombe erano indirizzate dove si muovevano dei soldati austriaci.
Colpirono la chiesa di Canale, abbattendo due colonne dell'altare della Madonna e danneggiando anche la bella statua della Vergine.
A Canale colpirono pure la canonica e la piazzetta di Pesol.
Due granate caddero nelle scuole di Ronco Costa e una ai Minei.
Il 7 novembre i soldati del battaglione Cividale (sulla linea stretta Cismon - Vederne - Pavione - Ramezza) e Tagliamento (sul Totoga) italiani impiegarono la giornata nel rafforzamento delle posizioni e nella distribuzione dei depositi, specialmente sulle Vederne.
Nel frattempo alcuni battaglioni di fanteria raggiunsero gli Arpachi e cima Remite, dove c'erano 4 cannoni da 149 g e 4 da 75 a. Sia sulla Totoga che sulle Vederne si trovavano pure importanti gruppi di artiglieria.
Lo stesso giorno gli austriaci, arrivati il 6 a Fiera, rinforzati da nuovi reparti entrati da Rolle, avanzarono fino a Mezzano ed Imer.
Nella Valle del Vanoi, sempre il 7 novembre, due compagnie superata una piccola resistenza a Macagnan e Madrizi, raggiunsero Canale e Ronco.
Evacuazione Primiero-Imer: Trinceate, Occupazione Austriaca e Danni Forestali.
Prima Guerra Mondiale.
In seguito alla rotta di Caporetto ed all'inevitabile ripiegamento dell'intero fronte, le truppe italiane dovettero evacuare la conca di Primiero; con pattuglie di punta il nemico era giunto l'8 novembre 1917 ad Imer, e da Rolle scese una colonna austriaca, che il giorno dopo occupò Primiero e Sovramonte, instaurando un governo miliatre che ben poco badava alle proteste dei comuni, preoccupati specialmente per i danni arrecati al loro patrimonio forestale, con le requisizioni precedenti che avevano raggiunto la cifra di 29.700 metri cubi di legname tondo.
Le minacce di procedimenti penali contro coloro che avevano abbandonato il paese durante la ritirata e contro chi aveva cercato di collaborare con gli occupanti rimasero tali.
Abitanti di Siror, Fiera, Tonadico e Mezzano si impossessano di provviste dopo la ritirata italiana.
In questo giorno ebbero fine le giornate cruciali della paura vissute dalla nostra gente durante il ritiro delle truppe italiane, nella Prima Guerra Mondiale, dopo la rotta di Caporetto.
Gli alpini e i bersaglieri in ritirata regalavano cibi e vestiti, e quando tutti i reparti se ne furono andati la popolazione si riversò nei magazzini militari abbandonati per prendere e portare a casa ciò che trovava.
Gli abitanti di Siror si impossessarono di quanto era rimasto nei nei baraccamenti situati nel bosco tra San Martino e il Col del Vent.
Gli abitanti di Fiera, Tonadico e Transacqua si servirono presso il panificio consorziale, prima e dopo la distruzione dei forni.
A Mezzano ed Imer prelevarono le scorte in deposito in alcune cantine del luogo e alla stazione della teleferica dei Masi.
La gente di Gobbera e di Zortea si portò a casa i viveri e gli altri oggetti che c'erano a Revedea, nella stazione di smistamento della teleferica.
Della roba in deposito nell'ospedale, nel teatro e nel panificio di Canale si occuparono le famiglie di Canale, Prade e Cicona.
Molta parte di ciò che c'era in questo panificio fu trasportata dai militari nella Cortella e bruciata.
Adirittura il vino di numerose grosse botti collocate.
In una stalla presso il panificio, fu versato nella strada dei Danoli.
Gli abitanti di Ronco si impossessarono del materiale che si trovava alla teleferica dei Giaroi, nel fienile del Stalet delle Fosse e nella scuola di Costa ed ancora sul Broccon, sulle Marande, e nella Val delle Sieghe.
Erano tutti d'accordo nel portare a casa farina, pasta, riso zucchero, pacchi di galletta, barattoli di carne, latte condensato.
Era un viavai intenso, ma con caratteristiche particolari: alcuni giravano per le strade senza badare a nessuno, altri percorrevano sentieri fuori mano "drio le case" cercando di non farsi vedere, certuni invece invitavano i vicini a "farse furbi" a recarsi con loro a prelevare della roba, certi altri se ne andavano guardinghi per non essere notati dagli amici.
I militari austriaci, che erano affamati e vestiti alla meglio, magiavano e bevevano, si riempivano di viveri il tascapane e proseguivano il loro cammino.
Lo stesso giorno un attacco in forze degli austriaci contro le Remite e agli Arpachi venne respinti il mattino dalle truppe italiane che difendevano ancora le due località. Gli uomini posti sui monti Ramezza, Pavione, Vederne, Totoga e Remite avevano assolto il loro compito per ritardare la avanzata dei reparti austriaci, nelle notti del 9 e del 10 novembre, tutti perciò si ritirarono su nuove posizioni dalle quali, retrocedendo per gradi, continuarono ad arginare l'avanzata delle colonne avversarie fino a quando erano transitati per le conche di Fonzaso e Feltre i tre corpi d'armata che ripiegavano dal Cadore.
Esplosione a Col di Lana (1917): Morte di venti soldati in Cismon – Vanoi.
17 Aprile 1917 Un fatto nuovo ed inaspettato, segna il ricominciare delle azioni belliche sul fronte dolomitico. Il sottotenente ing. Cattani preme una piccola tastiera elettrica nelle posizioni italiane a ridosso di Col di Lana. Alla tastiera sono collegati 500 kg di nitroglicerina. L'esplosione che ne segue scagli in aria 10.000 tonnellate di pietra, oltre ai resti di chi vi si trovava sopra, tanto che da parte italiana il monte verrà ribattezzato "Col di sangue". L'innovazione viene sperimentata anche nel settore Cismon - Vanoi con lo scopo di conquistare la seconda cima di Colbricon, fortificata dagli austriaci e ritenuta, dagli italiani, imprendibile. La 31^ compagnia minatori scava una galleria di circa 30 metri fin sotto le postazioni austriache, la camera di scoppio viene caricata con 8 quintali di esplosivo che viene fatto brillare la sera del 12 aprile e provoca l'esplosione della cima e la morte di circa venti soldati che la presidiano. Non riesce, però, la conquista del monte per la rapidità con la quale gli austriaci rioccupano la vetta.
Operazioni militari in Primiero e valle del Vanoi, novembre 1917, con aiuti da abitanti locali.
Novembre 1917 Le truppe italiane, dopo la disfatta di Caporetto, iniziano la ritirata abbandonando le postazioni sul Colbricon e sul Rolle, giungendo a San Martino. Le truppe austriache passano all'offensiva con l'inseguimento dell'esercito italiano. Le truppe austriache hanno il compito di scendere nella valle del Vanoi, attraverso Caoria, e nel Primiero, attraverso il Rolle. Il 6 novembre, un piccolo reparto giunge a Fiera, mentre altre due compagnie di Kaiserschutzen arrivano a Caoria. Il giorno successivo gli austriaci raggiungono Mezzano e Canal San Bovo. Gli italiani rinforzano le truppe sulle cime Vederna, Totoga e Remitte al fine di arrestare l'avanzata e consentire alle loro truppe del Cadore di raggiungere il Grappa e il Piave e non rimanere chiuse in una sacca. Ai Kaiserschutzen spetta il compito di assaltare le postazioni sulla Vederna dalla quale gli italiani dominano la valle del Vanoi fino al Cauriol e quella del Primiero fino a Tonadico. La difesa del monte Vederna cede nella notte del 10 novembre. I soldati austriaci hanno raggiunto la cima, attraverso un sentiero quasi impraticabile, aiutati da alcuni abitanti della valle. Prima avevano conquistato la cima Totoga. Ritirandosi dalla valle gli italiani fanno saltare la centrale elettrica della Viesa, gli impianti delle miniere di Pralongo, il panificio di Canal San Bovo, il ponte sul torrente Vanoi e un tratto di strada presso Pontet, non impedendo, però, agli austriaci di arrivare lo stesso giorno a Zorzoi. Nei giorni successivi gli austriaci raggiungono Fonzaso.
Fucilieri di Primiero nell’Adamello: operazioni a Giustino e ritiro nel 1918.
1 dicembre 1917 I fucilieri di Primiero, aggregati al battaglione Cavalese, dopo essere scesi fino a Falcade, vengono inviati nella zona dell'Adamello, a Giustino in Val Rendeva, prima di essere ritirati definitivamente dal fronte nel settembre del 1918.