RADIOPRIMIERO

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Radio Primiero è una storica emittente locale, punto di riferimento per l'informazione e l'intrattenimento nel Trentino Orientale, nella Valle dell'Adige (Trento) e nel confinante territorio del Feltrino-Bellunese.

Con oltre 46 anni di attività, la radio ha sede a Imèr, nel cuore della Valle di Primiero, in provincia di Trento. Il palinsesto è fortemente caratterizzato dall'informazione: ai notiziari locali dedicati a Primiero e Feltrino si affiancano quelli nazionali, realizzati in collaborazione con le principali agenzie di stampa.

Ampio spazio è riservato alle rubriche e ai servizi di utilità quotidiana, tra cui Meteo, Traffico, Agenda degli appuntamenti del giorno, informazione turistica e naturalistica con programmi come Secondo Natura, oltre a numerosi approfondimenti su ambiente, diritti, solidarietà, astronomia, cinema, scienza, sanità, esteri, cultura e hi-tech.

Durante le stagioni estiva e invernale, Radio Primiero collabora con l'APT locale e il Parco Naturale di Paneveggio - Pale di San Martino per la promozione e la diffusione dell'agenda di eventi, incontri e manifestazioni del territorio.


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Almanacco

Almanacco del giorno - Cos'è successo nel 1966 a Primiero

Progetto Funivia Monte Vederna da Imer

Il consorzio Vederna delibera la cessione di 27 ettari di terreno della sua proprietà, in località Coste - Campigolet e in località Piangrant - Cros, alla società Eneve (ente escursioni Vederna), neocostituita in Valle allo scopo di valorizzare turisticamente con impianti sciistici il Monte Vederna.

Venne progettata una funivia con partenza da Imer per raggiungere gli oltre 300 ettari di prateria della Vederna.

La cessione prevede la clausola che se entro 5 anni la società Eneve non dovesse, come è poi avvenuto, utilizzare i terreni, gli stessi sarebbero ritornati di proprietà del consorzio.

Grandi progetti per la costruzione della funivia che doveva collegare Imer alla Vederna, che per diversi motivi non si attuarono mai.

Telefono Automatico e Servizio di Teleselezione a Primiero

Alle ore 14 entra in funzione, a Primiero, il telefono automatico e il servizio di teleselezione con tutto il Veneto.

I Primierotti fecero un po' di confusione con i numeri i primi giorni, ma a parte questo, finalmente non si poteva più affermare che le nostre zone "erano isolate dal resto del mondo"...infatti, fino ad allora durante le ore notturne, non si poteva usufruire del servizio telefonico, essendo questo ubicato presso i pubblici esercizi.

Renzo De Bertolis e Claudio Longo: Prima salita Cima della Madonna.

Renzo De Bertolis e Claudio Longo, due guide alpine di San Martino di Castrozza, portano a termine, con una arrampicata di 20 ore, la prima salita della parte sud-ovest della Cima della Madonna, l'unica ancora da aprire con difficoltà del quinto e sesto grado artificiale.

Buzzati e le Pale di San Martino: addio viscerale.

"O pale di San Martino, o vecchie, o patria! in automobile io risalgo la Valle e vi guardo, la mia giovinezza è lassù. E non è rimasto più niente..." comincia così lo stupendo addio ai monti che Dino Buzzati dedica, il 6 settembre 1966, alle Pale di San Martino.

Un' addio carico di amarezza che conclude: "Basta.

Non siete più quelle di una volta, non mi incantate più, addio, addio, in automobile io discendo la valle tristemente...". Buzzati provava un' amore quasi viscerale per la montagna e per le pace e la quiete che offre la sua staticità; e, fra tutte, predilesse le pale di San Martino, dove diede prova delle sue qualità di alpinista.

Strinse una sincera amicizia con la guida Gabriele Franceschini che nel 1977 dedicò in memoria dell'amico morto da cinque anni un sentiero attrezzato dal Cimerlo ai Piereni.

Una curiosità: il tracciato di questo sentiero è stato suggerito a Franceschini da tre camosci che scorse scendere dal Cimerlo lungo rocce apparentemente inaccessibili.

Primiero: Tragedia e lutto a causa di alluvione devastante.

Primiero venne sconvolta dalla più grande alluvione di questo secolo e i suoi abitanti ricorderanno a lungo questo terribile giorno.

Ecco la cronaca di quei giorni: il 4 novembre fu precededuto da una consistente nevicata sulle montagne che sovrastano la nostra Valle.

A Passo Rolle la neve superò il mezzo metro e una pioggia insistente cadde nel fondovalle nelle giornate 3 e 4 novembre in tale quantita da superare la media annua della piovosità in Valle.

Quel memorabile venerdì 4 novembre, la neve, la pioggia, un forte vento di scirocco provocarono il disastro.

La storia dell'alluvione si condensa in circa 8 ore dalle 12 alle 20 del 4 novembre.

Otto ore tremende che hanno sconvolto tutti i paesi della Valle, provocando lutti e danni materiali incalcolabili, con lo scatenarsi delle sue forze la natura fà capiure all'uomo la precarietà della sua natura.

Imèr

Già il mattino del 4 i vigili del fuoco erano in allarme per l'ingrossarsi del Cismon sopratutto al ponte delle Pezze, punto di confluenza del torrente Noana con il Cismon.

Verso mezzogiorno anche il rivo San Pietro e gli altri rivi che attraversano il paese si erano ingrossati a dismisura portando a valle anormi quantita d'acqua e materiale.

Le case vicine ai rivi furono sgomberate e le persone si rifugiarono nell'edificio delle scuole elementari o nella chiesa.

Le campane suonavano a martello, finchè tacquero per mancanza di energia elettrica.

Alle 16 ad Imer si combatteva su due fronti: contro l'impeto dei rivi e delle frane che scendevano dal Bedolè e contro la furia del Cismon che trascinati i margini che invadeva le Giare e raggiungendo la parte bassa del paese mettendo in pericolo le case.

Verso le 18 le case di Fortunato Collesel e Luigi e Federico Bettega furono demolite dalla furia devastatrice del rivo Rizol.

Fù nel tentativo di raggiungere l'edificio delle scuole per portare in salvo delle persone che trovò la morte Francesco Boninsegna.

Quando casa Collesel posta al bivio per Passo Gobbera scoppio per l'urto dell'acqua il Boninsegna venne colpito da una trave e trascinato dall' acqua per circa cento metri.

Il suo corpo venne ritrovato la mattina dopo.

Ai masi il Cismon e le frane che scendevano dal Pecolet distrussero la troticoltura, fienili colture e danneggiò alcune case.

Verso le 20 la pioggia e li vento cessarono nel cielo percorso da neri nuvoloni apparvero le stelle ma la notte fu ancora piena di terrore.

Molte famiglie si rifugiarono nella chiesa ,nella scuola materna e in alcune case ritenute sicure.

Il 6 novembre dopo una riunione della giunta comunale partirono con dei messaggi alle autorità: Sergio Tomas e Ruggero Brandstetter che dopo aver superato il Passo Gobbera raggiunsero a Lamon dove trovarono una pattuglia della polizia stradale che trasmise il messaggio del sindaco di Imer Nicolao alla prefettura di Belluno e da questa al commisariato del governo di Trento.

Erano le prime notizie che uscivano dalle nostre valli rimaste isolate, senza energia elettrica, senza telefono, senza acqua potabile senza vie di comunicazione.


Mezzano

Lo stato di allarme iniziò il mattino sulle sponde del Cismon dove i vigili del fuoco trascinarono degli alberi a difesa degli argini.

Malgrado gli sforzi alle 16 l'acqua ruppe l'argine verso il paese con una falla di circa 200 metri invadendo la piana e la parte bassa del paese e portando via la casa di Tullia Orsingher.

Molti abitanti di Mezzano bassa cercarono rifugio in abitazioni nella parte alta del paese ma anche qui qualche ora dopo il pericolo divenne ancora maggiore.

I rivi che scendevano dal Bedolè ma sopratutto la Val di Stona che oltre all'acqua iniziò a scaricare a valle la "lava fredda" una melma mista a sassi che penetrò ovunque invadendo strade, case, stalle, seminando il terrore fra gli abitanti e costringendoli a cercare nuovo scampo.

La mattina del 5 novembre Mezzano presentò una vera desolazione: più di 50 case erano state investite dal fango.

Il cimitero, la chiesa furono invase dalla melma, molte le automobili imprigionate e distrutte.

Per alcuni giorni dopo il 4 novembre il fango continuò a scendere dal conoide della Val di Stona procurando non poche preoccupazioni al paese di Mezzano.

Fiera, Siror, Tonadico e Transacqua

Nei 4 paesi le prime avvisaglie dell'alluvione iniziarono il mattino del 4 novembre subito dopo la Messa celebrata nell'arcipretale a suffragio dei caduti.

Un primo allarme ci fu alle 9.30 quando il rivo che scende dalle guastaie per il Melas allagava il bar Pieve.

Poco dopo con una pioggia sempre piu battente la sirena chiamava a raccolta i vigili del fuoco verso la località Sasson e le segherie di Marino Debertolis e Simone Scalet, le più esposte con le case circstanti al pericolo dell'acqua a causa della mancanza di argini.

I vigili del fuoco moltiplicavano i loro sforzi, le chiamate provenivano da tutti i paesi ma ormai il fronte dell'alluvione stava investendo ogni paese portandolo a vivere le sue ore più drammatiche, sempre più isolati.

Fiera e Siror seguivano l'ingrossarsi del Cismon ,Tonadico e Transacqua quello del Canali , Ormanico il rio Carpenze, e Pieve i rivi del Bedolè. Il pomeriggio trascorre fra notizie sempre più allarmanti, il telefono funziona, l'energia enettrica viene erogata.

Col calare della sera il telefono tace ed ognuno vive il suo dramma vicino agli argini dei torrenti nelle strade dei paesi gonfie d'acqua e nelle case ritenute sicure e con sempre maggiori preocupazioni.

Attorno alle ore 17 un forte vento di scirocco si abbatte sulla Valle, l'energia elettrica viene a mancare, la situazione precipita, un nubifragio, delle trombe d'aria si abbattono sulla destra orografica del Cismon mettendo in movimento le frane, gli smottamenti stroncando interi boschi di abeti, gonfindo di materiale gli alvei dei torrenti dei rivi.

Sulla strada per il Passo Cereda successe un finimondo,la strada scomparve ed il Cereda scaricò sassi, alberi e ghiaia verso la centrale elettrica di Castelpietra seppellendola assieme ad altre case . Una frana scesa dalle valli di Santa Caterina fece deviare il Cismon e un turbine pauroso fece sparire Villa Dramis e mirando e l'edificio della cassa malati, senza lasciarne traccia.

Il Canali erose gli argini nei punti già segnati dalla Brentana del settembre 1965 mettendo in pericolo le case poste sul lungocanali investendo l'albergo "Al Ponte" divorandone mezzo fabbricato.

A Siror una frana investe Nolesca.

Guadagnini Aurelio, salesiano, muore a 92 anni dopo una carriera internazionale.

Muore a 92 anni il salesiano Guadagnini Aurelio di Transacqua. Coprì posti di grande responsabilitàin in Istria, in Baviera, in Polonia, a Budapest e in Tirolo.

Alluvione Cismon: Vittime e isolamenti a Imer, Ronco, Pieve e Transacqua.

4 novembre 1966 La storia dell'alluvione si sviluppa dalle 12 alle 20 del 4 novembre 1966. ma già ala mattino scatta l'allarme: tutti i torrenti si ingrossano portando con se una notevole quantità di materiale. Si fanno sgomberare molte case mentre la furia delle acque incomincia la sua triste impresa: il Cismon rompe gli arigini verso Mezzano e, il Canali investe la centrale elettrica facendo mancare la luce. Le frane e gli smottamenti continuano e la strada del Passo Cereda scompare. Il Vanoi è isolato fin dal mattino. Le vittime, per fortuna non sono molte, ma costituiscono il bilancio più doloroso lasciato alla valle. Vogliamo ricordarle: Francesco Boninsegna da Imer, Luigi Rattin da Ronco, Brigida Turra da Pieve e Giacomo Pradel da Transacqua.

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