“Black out” la produzione della fiction Rai lascia debiti per 80mila euro
Redazione Primiero Mercoledì 11 febbraio 2026 3 minuti
Le riprese della seconda stagione di Blackout, la fiction Rai girata tra
Primiero e Vanoi lo scorso anno si sono concluse lasciando dietro di sé un
"buco" finanziario per il territorio.
La società di produzione Eliseo Entertainment S.p.A., riconducibile a Luca Barbareschi, ha presentato domanda di concordato preventivo "con riserva" dopo un fallito tentativo di accordo. Una mossa che, per legge, blocca il pagamento dei debiti maturati prima dell'accesso alla procedura, lasciando una trentina di fornitori locali con crediti in sospeso per una cifra stimata tra i 70.000 e gli 80.000 euro. A differenza della prima serie, con pagamenti regolari, questa seconda produzione di Blackout ha riservato finora un amaro epilogo.
A sollevare il velo sulla vicenda è Giacomo Fumei, gestore dell'albergo Gianesei a Sagron Mis, che vanta un credito di circa tremila euro, avendo ricevuto solo un acconto iniziale. "Ci siamo fidati perché c'erano le istituzioni di mezzo, dalla Film Commission alla Provincia, ma ora la sensazione è di essere stati abbandonati."
In linea con Fumei, Antonio Stompanato vive la vicenda con una doppia anima di Presidente dell'Apt e di albergatore, il cui hotel registra un credito di quasi 20 mila euro. Non è giusto, fa sapere, lasciare un debito che sia ventimila o mille euro, per ogni realtà il compenso è frutto di lavoro e impegno e sottolinea: "Dispiace che un'esperienza così bella si chiuda lasciando l'amaro in bocca ai tanti che hanno dato il massimo".
Sono circa una trentina i fornitori che attendono di essere pagati. Certo la fiction è stata una vetrina che ha generato un indotto per ristoranti e alberghi, ma il successo di immagine non può far dimenticare chi oggi attende di essere pagato.
A quanto è dato conoscere, la società avrebbe tentato di vendere un teatro di proprietà per reperire le risorse necessarie a saldare le pendenze, ma l'operazione non sarebbe andata in porto. Per i creditori si apre ora una fase di attesa forzata: subire i tempi lunghi della procedura, che prospetta rimborsi parziali, o affidarsi a legali per seguire l'evolversi del caso. Sul fronte politico, la consigliera provinciale Antonella Brunet sottolinea la necessità di trovare una "formula legale" affinché i fondi residui ancora in mano alla Film Commission non finiscano nella massa concorsuale a favore delle banche, ma vadano direttamente ai fornitori locali.
"Per il futuro," spiega Brunet, "la proposta è di inserire clausole contrattuali che permettano alla Film Commission pagamenti diretti alle imprese in caso di inadempienza del produttore."