RADIOPRIMIERO

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Radio Primiero è una storica emittente locale, punto di riferimento per l'informazione e l'intrattenimento nel Trentino Orientale, nella Valle dell'Adige (Trento) e nel confinante territorio del Feltrino-Bellunese.

Con oltre 46 anni di attività, la radio ha sede a Imèr, nel cuore della Valle di Primiero, in provincia di Trento. Il palinsesto è fortemente caratterizzato dall'informazione: ai notiziari locali dedicati a Primiero e Feltrino si affiancano quelli nazionali, realizzati in collaborazione con le principali agenzie di stampa.

Ampio spazio è riservato alle rubriche e ai servizi di utilità quotidiana, tra cui Meteo, Traffico, Agenda degli appuntamenti del giorno, informazione turistica e naturalistica con programmi come Secondo Natura, oltre a numerosi approfondimenti su ambiente, diritti, solidarietà, astronomia, cinema, scienza, sanità, esteri, cultura e hi-tech.

Durante le stagioni estiva e invernale, Radio Primiero collabora con l'APT locale e il Parco Naturale di Paneveggio - Pale di San Martino per la promozione e la diffusione dell'agenda di eventi, incontri e manifestazioni del territorio.


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Facebook cerca di capire le nostre idee politiche. Una trappola?

Redazione Curiosità Domenica 04 settembre 2016 3 minuti

Con la scusa di fornire pubblicità più rilevante, sta cercando di conoscere ancora meglio i suoi utenti.

Molti tendono a essere molto cauti, quando si tratta di condividere le proprie inclinazioni politiche. A prescindere dalla passione che brucia in petto o dall'entusiasmo con cui si recano alle urne, si guardano bene dall'iscriversi a un partito o a un movimento, a tavola preferiscono schivare le domande a sfondo politico e, soprattutto, evitano di lasciare un like su qualsiasi pagina possa anche solo lontanamente fornire indizi sul loro orientamento.

La brutta notizia, per loro, è che Facebook è comunque in grado di sapere come la pensano. O se non altro ne è convinto, e si comporta di conseguenza.
A inizio mese, l'azienda di Mark Zuckerberg ha reso disponibile uno strumento chiamato "Preferences", che consente all'utente di controllare quale tipo di inserzioni pubblicitarie il social network pubblicherà sul suo feed. Questo significa che da quasi un mese chiunque può accedere a una lista dettagliata e personalizzata in cui Facebook annovera tutti le cose che secondo lui potrebbero interessare all'utente.

Farsi un'idea di come Facebook ci vede è facile, basta accedere a questa pagina e cominciare ad esplorare le varie sezioni. Accedendo a "Stile di vita" e "Cultura" si dovrebbe avere un quadro abbastanza chiaro di che tipo di elettore Facebook ti consideri, e invece è il caos più completo. Stando alla "mia" lista, il social network è convinto che i miei interessi politici riguardino, in ordine sparso partiti completamente diversi tra loro.
Verrebbe da pensare che Facebook non abbia la minima idea di quali siano i nostri veri interessi. Ma è sufficiente controllare un account americano per capire che, quando si tratta di politica d'oltreoceano, improvvisamente dimostra una mira infallibile (a novembre si elegge il nuovo Presidente, che coincidenza).

Gli utenti USA, infatti, hanno una sezione intitolata "U.S. Politics", in cui è possibile sapere se a Menlo Park sono considerati democratici, repubblicani, liberal, conservatori, o altro. Anche nel caso in cui un utente non abbia messo alcun like politico, Facebook ne estrapola l'orientamento passando al setaccio le pagine che visita e i like che ha messo altrove. Per dire: se ha messo Mi Piace a una pagina seguita in maggioranza da repubblicani, questo sarà un piccolo peso sul piatto di destra della bilancia.

Non è tutto. Andando a rimuovere e ad aggiungere elementi alla propria lista interessi, non facciamo altro che fornire a Facebook ulteriori informazioni personali, aiutandolo di fatto a vendere meglio la propria pubblicità e, in sostanza, a monetizzare meglio i nostri dati. A voler essere maliziosi, verrebbe da pensare che a Menlo Park abbiano trovato un nuovo modo per rastrellare i nostri dati: fornirci una lista di interessi volutamente strampalata, per indurci automaticamente a correggerla, così da rendere ancora più dettagliato il nostro profilo.
La scelta dunque è tra continuare a ricevere pubblicità che non ci interessa o rimboccarsi le maniche per consegnare a Facebook altri pezzi della nostra privacy. Comunque vada, il banco vince sempre.
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