Almanacco
Maria, accusata di stregoneria e presunta erede di sua madre, proscelta nel 1651.
Il 27 dicembre viene arrestata Maria, moglie di Lazzaro Della Ghetta, (di Alleghe, ma residente da oltre dieci anni a Tonadico) figlia di Apollonia, che con l'accusa di patto col diavolo e sabba, era stata impiccata e poi bruciata, nel "campo delle forche", a Pieve, tre anni prima.
Maria veniva arrestata con la stessa imputazione.
La fantasia e la malignità popolare si erano ulteriormente sbizzarrite contro di lei, perché "figlia della malefica incenerita". Essa era difatti la figlia della presunta strega giustiziata tre anni prima e, secondo l'idea corrente doveva essere nel novero di simile razza apportatrice di danni; il peggio era che il suo principale accusatore pare fosse proprio il marito.
Ma, la resistenza fisica della donna ebbe il sopravvento sulle accuse campate in aria; e quando Maria si sentì dire da uno dei numerosi testi a carico "allora siete stata strega, perché sento dire che siete una strega come lo era vostra madre", negò assolutamente "di essere strega, perché se anche era del corpo di sua madre" affermò "non era della qualità di quella". La trafila dei costituti, degli esami testimoniali, dei confronti ed anche delle torture non riuscirono a fiaccarla.
E, venuta a mancare la confessione dell'imputata, anche le parole dei testimoni, basate su allusioni malevole, vennero a perdere gran parte della loro forza probatoria.
Per nove mesi la donna rimase in carcere per sentirsi contestare continuamente il delitto di sortilegio e di stregoneria: soltanto nel 1651 (il 27 settembre), venne prosciolta dalle accuse, e rimessa in libertà con l'obiettivo di recarsi in pellegrinaggio a Sant' Antonio di Padova.
Nel 1653 il vescovo di Feltre protesta presso il governatore di Innsbruck affermando che il tribunale secolare di Primiero non è competente per il giudizio dei reati di veneficio e magia, senza l'avvallo episcopale, in quanto pertinente del processo la Sacra inquisizione.
L'arciduca Ferdinando Carlo risponde dando torto al vescovo e affermando che "ogni cosa deve continuare nell'usanza antica e inveterata".