Almanacco
Bortolo Zagonel, l'Aquila delle Dolomiti
Alla vigilia delle nozze di diamante muore a Tonadico Bortolo Zagonel, detto l'aquila delle Dolomiti, uno dei pionieri dei nostri monti, fulgido esempio di guida e di scalatore nella storia dell'alpinismo, aveva 83 anni.
Formò con Michele Bettega e Giuseppe Zecchini il primo nucleo delle guide di San Martino di Castrozza, gli arditi scalatori che unitamente agli alpinisti inglesi e tedeschi fecero conoscere a tutto il mondo il gruppo delle Pale di San Martino.
Fra le sue innumerevoli e storiche scalate, ricordiamo nel 1892 la parete sud ovest della Rosetta, nel 1893 la cima Pradidali, nel 1889 la cima di Val di Roda, nel 1898 la cresta nord ovest della Pala di San Martino dopo 8 ore di arrampicata, nel 1901 la parete sud della Marmolada.
Una delle sue più belle imprese è la scalata della parete sud della Marmolada (m.3342), effettuata con l'inglese Beatrice Tomasson, un'infermiera innamorata delle nostre montagne, che durante l'inverno risparmiava soldo su soldo per venire ad arrampicare sulle nostre Dolomiti.
A soli vent'anni Bortolo Zagonel ottenne la patente di guida alpina, con il merito di individuali azioni di soccorso alpino.
I primi tempi fece il portatore, accompagnando i clienti della guida Michele Bettega.
Finchè un giorno dimostrò le sue capacità recuperando dei biglietti lasciati dal Bettega e i suoi clienti sul Cimon della Pala, nella scalata del giorno prima.
Il Zagonel era salito fin lassù per dimostrare a Michele Bettega che poteva fare da solo.
Cosa che da quel giorno fece.
Continuò la sua attività fino a 75 anni, con più di 300 ascensioni al Cimon della Pala.
Fu l'ultimo dei tre pionieri, Bettega e Zecchini, a scomparire.
Nel settembre 1942, Bortolo, con un collega più giovane salì, per l'ultima volta la via del cammino della Rosetta, la mitica aquila è ormai stanca.
Così Guido Rey, il poeta del cervino, autore di una guida alpinistica e suo cliente, descrive Bortolo Zagonel e Michele Bettega a San Martino nell'estate del 1912:
"essi sono rimasti dei montanari schietti, quasi siano ignari delle loro glorie e solo consci del proprio vigore; umili, di quella umiltà dignitosa e cordiale che di alcuna delle grandi guide nostre, fece degli amici ad alpinisti illustri di ogni paese.
Squadrando Bortolo Zagonel, pare tratto fuori da un macigno, tanto è saldo e massiccio che ha un volto impastato di bontà ed astuzia".