Isola pedonale, Dalla Gasperina: Manca un progetto su commercio e futuro della città»
Redazione Primiero Venerdì 02 marzo 2018 3 minutiIsola pedonale, Dalla Gasperina: Manca un progetto su commercio e futuro della città» «Non si vede ancora nessun modello futuro per la città mentre c'è una visione del commercio secondo cui le attività commerciali andrebbero, testuali parole, sostenute nella chiusura». Quando domenica hanno letto sul nostro giornale l'intervento del presidente del consiglio comunale, Sandro Dalla Gasperina, che analizzava il futuro commerciale e sociale della città partendo dalla petizione che punta alla riapertura e che viaggia verso le 4.000 firme, i capigruppo di minoranza Alberto Vettoretto, Ennio Trento e Franco Debortoli hanno fatto un salto sulla sedia, soprattutto leggendo alcuni passaggi, che prefigurano dal loro punto di vista una Feltre che si avvia verso un inarrestabile declino in attesa di chissà quale modello futuro di sviluppo. Innanzitutto i tre consiglieri partono dalla petizione attualmente in corso: «Dalla Gasperina cerca di polarizzare il ragionamento esclusivamente sul commercio e sulle obiettive difficoltà che il settore sta attraversando, non tenendo conto che le firme che re-insistono, come afferma sul tema viabilità, non possono essere ascritte solo agli operatori commerciali ma giungono da una platea ben più consistente di persone che a vario titolo hanno a cuore il destino della città. Ormai il canto del cigno messo in difficoltà dalle vendite on line è sulla bocca di tutti e l'analisi di Dalla Gasperina non brilla certo per originalità. Preoccupa invece che un amministratore veda nell'eutanasia l'unica forma di soluzione per le aziende in difficoltà - "andrebbero sostenute nella chiusura" - lascia sconcertati. Su cosa si potrà mai sostenere la nuova saggezza del consumatore quando il parametro di riferimento rimarrà solo la vetrina virtuale?». La minoranza prosegue il ragionamento: «Se questa è la visione economica di chi ci amministra non osiamo pensare quale possa essere la visione di città futura. Quali potranno essere i modelli alternativi che potranno e vorranno mettere in campo gli attuali amministratori per ripensare il futuro urbano? Di certo, finora, non si è visto nulla di conclusivo su alcun fronte. Anzi da più parti arrivano segnali di allarme: dalla guida turistica che stigmatizza il degrado in cui versa il centro storico a chi nella realtà di tutti i giorni deve cercare di sopravvivere a marciapiedi e strade dissestati». Un passaggio viene dedicato all'ex caserma Zannettelli: «Dopo vari laboratori di cittadinanza, forum e studio del prestigioso Iuav di Venezia l'unica soluzione individuata è farla diventare sede di qualche associazione sportiva o di volontariato. Un esempio di una visione miope del futuro della città. E questo è uno dei tanti esempi». «Nel momento in cui si parla di comunità umane», concludono Debortoli, Trento e Vettoretto, «bisogna avere chiaro un futuro verso cui tendere con tutti i mezzi e le forze disponibili, unendo invece ch dividendo, facendo attenzione alle istanze che arrivano da tutti i cittadini, perché altrimenti tutto diventa demagogia e vuote parole. Il sindaco non è né santone né demiurgo, è colui che con il proprio operato e quello dei suoi collaboratori deve fare crescere la comunità».