Spini di Gardolo un carcere violento ospita 362 detenuti denuncia il Sapp
Redazione Primiero Mercoledì 19 marzo 2025 2 minuti
"Trento è un carcere che, lo scorso 28 febbraio, ospitava 362 detenuti di cui
44 le donne e 207 gli stranieri, in un contesto regionale che vede detenute
complessivamente quasi 500 persone", evidenzia Capece del Sindacato Autonomo
Polizia Penitenziaria. "La mia, nostra, presenza vuole essere soprattutto una
testimonianza e un segnale di solidarietà e di vicinanza alle poliziotte ed
ai colleghi in servizio a Trento che operano con umanità e grande
professionalità. Altro obiettivo è rilanciare la denuncia per i problemi
legati al sovraffollamento e alla mancanza di risorse per far funzionare
meglio gli istituti penitenziari". Per Capece, "sarebbe fondamentale, per
dare dignità alla detenzione, che i detenuti lavorassero, tutti, così da non
stare tutto il giorno nell'apatia e senza fare nulla. Il dato oggettivo è che
il budget largamente insufficiente assegnato per la remunerazione dei
detenuti lavoranti ha condizionato e condiziona in modo particolare le
attività lavorative necessarie per la gestione quotidiana di ogni istituto
penitenziario (servizi di pulizia, cucina, manutenzione ordinaria del
fabbricato) incidendo negativamente sulla qualità della vita all'interno dei
penitenziari. Mi sembra evidente che se i detenuti fossero impegnati nel
lavoro, nello studio ed in altre attività difficilmente ci sarebbero così
tanti eventi critici in carcere", evidenzia il leader del SAPPE. Che
rilancia: "L'integrità psicofisica dei poliziotti penitenziari impiegati
nelle carceri del Trentino-Alto Adige in particolare, è stata messa a dura
prova specialmente nei mesi di giugno, luglio ed agosto di quest'anno, con
numerose aggressioni subite anche negli ultimi 5 mesi". Per il leader
nazionale del primo Sindacato del Corpo, "dopo i tanti episodi di violenza di
queste ultime settimane, non possiamo che invocare misure di maggiore rigore,
per riportare la legalità nelle carceri. Chiediamo che i detenuti violenti
vengano ristetti in appositi istituti, dove dovrebbero scontare la pena al
regime chiuso, con applicazione delle misure restrittive di cui all'articolo
14 bis dell'ordinamento penitenziario, perché mettono a rischio l'ordine e la
sicurezza e, spesso, si avvalgono anche della loro posizione di supremazia
nei confronti degli altri reclusi. Chiediamo inoltre la dotazione del taser,
o di altro strumento simile, affinché gli agenti possano difendersi ed
evitare che la violenza dei detenuti venga portata a conseguenze
estreme».