25 Aprile: Due 19enni di Imèr fucilati dai nazisti ma dimenticati dalla storia.
Redazione Primiero Sabato 25 aprile 2026 8 minuti
Il 25 aprile appare ormai ai più una data scontata, una giornata festiva
senza senso, per i politici fonte di reiterato dibattito sulla storia della
liberazione dal nazi-fascismo in Italia. Eppure la storia di 80 anni fa ha
segnato anche le famiglie e la Comunità di Primiero. Per non dimenticare
dedichiamo la notizia di questo 25 aprile a un fatto storico, purtroppo non
raccontato alle nuove generazioni a scuola o nelle rievocazioni che
Associazioni e Comuni mettono in campo. Forse il 25 aprile assumerebbe anche
per Millennials e la Generazione Z un valore storico diverso da quello
narrato dalla tv o dai social.
Ecco la storia di 81 anni fa:
I cugini Luigi e Marino Bettega, dei Masi di Imer, entrambi diciannovenni, mentre tornavano verso casa, vengono fucilati davanti alla chiesa di Strigno in Valsugana. Erano fuggiti quella mattina dopo 10 mesi di servizio precettati nel C.S.T. vengono sorpresi dai nazisti tedeschi in un operazione di rastrellamento, messi al muro e spietatamente fucilati. Quel 27 aprile 1945 a Strigno in Valsugana furono trucidati sei uomini in seguito a un conflitto a fuoco tra soldati tedeschi della Wehrmacht e presunti partigiani, il paese di Strigno viene circondato e rastrellato. Luigi e Marino Bettega, già appartenenti al CST, sono fucilati in paese davanti alla chiesa. I due giovani avevano abbandonato la loro caserma a Trento, proprio loro che fino al giorno prima erano stati costretti a rimanere al comando proprio dei nazisti, consideravano finito quell'obbligo militare imposto e cercavano lungo la Valsugana di ritornare a casa a Imèr attraverso il passo del Brocon. La loro colpa: essere considerati dai nazisti fuggiaschi e traditori e come tali da eliminare. Altri due militi del CST, Emilio Clari, operaio ventiquattrenne di Rovereto, e Remo Ferrari, ventiduenne di Nago, di passaggio a Strigno provenienti da Gallio, nel vicentino, vengono trucidati personalmente dal capitano delle SS Karl Julius Hegenbart, Comandante del Terzo Battaglione CST, quando, ingenuamente, dopo la sparatoria, i due gli si presentarono per ottenere un lasciapassare che renda più sicuro il loro ritorno a casa.
Evaristo Vesco, pastore diciottenne di Spera, fermato e rilasciato assieme ad alcuni coetanei, viene ucciso con un colpo di pistola a tradimento alle spalle mentre si allontana. Nella perquisizione gli era stata trovata addosso un'arma da fuoco. Il ragazzo viene gettato nel vicino rio Ensegua, dove verranno abbandonati anche i corpi di altri quattro giovani uccisi quel tragico giorno. Ultima vittima è Antonio Bordato, disabile di 54 anni, bidello e sacrista del paese, che viene ucciso con un colpo d'arma da fuoco mentre ispeziona l'edificio scolastico abbandonato da poco dalle truppe. Forse colpito per sbaglio, viene fatto seppellire segretamente dai militari tedeschi in un campo incolto presso la scuola, dove il corpo sarà ritrovato solo due giorni dopo la loro partenza. Il giorno precedente, 26 aprile 1945, moriva nella piazza del paese, in circostanze non chiarite, il daziere di Valstagna Giobatta Perli, di anni 39.
Il Corpo di Sicurezza Trentino (CST), noto anche come Trientiner Sicherungsverband, fu una formazione paramilitare collaborazionista attiva in Trentino dopo l'8 settembre 1943. Composto da giovani trentini delle classi 1925-1927, fu fortemente voluto dall'amministrazione nazista (Hofer) e dal commissario prefetto Adolfo de Bertolini per la vigilanza, ordine pubblico, e la lotta antipartigiana, spesso impiegato fuori provincia.
Ecco i punti fondamentali sulla storia del CST: Nato nel contesto dell'annessione de facto del Trentino al Terzo Reich (Zona d'operazione Alpenvorland), il CST era addestrato da ufficiali tedeschi e rispondeva direttamente al comando tedesco, distinguendosi dalle brigate nere della RSI. Formalmente istituito per la "tutela dell'ordine pubblico locale", il corpo fu in realtà utilizzato per operazioni di rastrellamento antipartigiano, sorveglianza dei cantieri dell'Organizzazione Todt (spesso in Veneto) e azioni di rappresaglia.Il CST era organizzato in tre battaglioni, ciascuno formato da quattro compagnie. Il corpo fu caratterizzato da un forte fanatismo indotto dal comando SS, con richieste di fedeltà al Führer anche nelle fasi finali della guerra, come evidenziato dagli ordini del capitano delle SS Karl Julius Hegenbart.
Destino Post-bellico: Molti membri del CST, considerati collaborazionisti, hanno subito una complessa vicenda di mancato riconoscimento come militari combattenti nel dopoguerra, a differenza dei residenti altoatesini arruolati nella Wehrmacht.
Le ordinanze del novembre 1943 e del gennaio 1944 precettavano al servizio militare prima i giovani delle classi 1924-1925 e poi tutti i nati fra il 1894 e il 1926. Se il giovane non si presentava alla chiamata alle armi era soggetto a pene severissime, tra cui la fucilazione, e, se latitante, le pene si ripercuotevano sui familiari. I cugini Bettega erano stati incorporati nell'Alpenvorland assieme ai poco meno di 6000 giovani trentini divisi fra il C.S.T. e le batterie della Flak, molti non ancora diciottenni, nelle file delle forze germaniche del Reich. L'Alto Comando Tedesco non permetteva la diserzione sapendo che i giovani reclutati altrimenti sarebbero saliti in montagna ad ingrossare le bande partigiane. Il fatto di essere chiamati contro la propria volontà e sotto la minaccia di gravi rischi per le proprie famiglie, non salverà a fine guerra, questi ragazzi dalla accuse di collaborazionismo.
Il Corpo avrebbe dovuto essere impiegato solo in loco per la tutela dell'ordine pubblico ma, contrariamente alle assicurazioni date, venne più volte impiegato in operazioni militari nella lotta antipartigiana, soprattutto nel bellunese e nel vicentino.
Elementi del CST, non è dato da sapere se anche i cugini Bettega furono costretti a partecipare alla "operazione Piave" svolta sul monte Grappa, contro le forze partigiane che nella zona contavano oltre mille armati, a partire dal 21 settembre 1944. Le forze germaniche, comprese le truppe del CST e quelle dalla RSI, forti di almeno 8 mila soldati e supportati anche da armi pesanti e mezzi blindati, sgominarono nel giro di 24 ore o poco più l'opposizione delle formazioni partigiane. L'operazione si concluse il 28 settembre, e comportò la morte di 264 persone di cui 187 fra bruciati, fucilati e impiccati, 23 morti in combattimento, ed ebbe il suo culmine il 26 settembre nell'eccidio di Bassano. Lo storico Sergio Luzzato ha definito questa tragedia "la più sanguinosa azione militare antipartigiana che abbia avuto luogo durante i 20 mesi della guerra di Liberazione" e "la più grave disfatta militare della Resistenza e di tutta la storia". Dopo i morti in combattimento, vennero le esecuzioni sommarie, le fucilazioni, le impiccagioni, gli incendi di paesi interi, di malge e fienili, le uccisioni del bestiame, la distruzione del raccolto nei campi di famiglie "colpevoli" di aiutare chi lottava per respingere l'occupazione tedesca. Una conta precisa delle vittime non è stata possibile, ma si stima che i morti, partigiani e civili, siano stati almeno seicento. Il Corpo di Sicurezza Trentino si sciolse nel mese di maggio 1945 ed i giovani soldati tornarono nelle proprie case accolti, a volte, con distacco e freddezza. Giovani rei soltanto di aver risposto, a costo della propria vita e di quella dei propri familiari, ad una chiamata alle armi. Parteciparono come detto ad operazioni di rastrellamento , ma non è azzardato dire che questi reparti furono il tramite ed il freno fra la gente e le forze tedesche d'occupazione.
Il CST rappresenta una delle pagine più controverse della storia trentina durante la Resistenza, in cui migliaia di giovani si trovarono coinvolti nella macchina bellica nazista per sfuggire a scelte ancora più estreme o per aderire all'ideologia nazifascista.