Uffici postali: l'Italia a metà classifica nell'indice europeo tra i paesi che ne hanno chiusi di più
Redazione Curiosità Sabato 29 ottobre 2016 3 minuti
Sono in molti, soprattutto nei paesini, a doversi fare chilometri anche in
montagna per raggiungere un ufficio postale. Ufficio in cui ancora moltissimi
anziani ritirano la pensione in contanti. Negli ultimi 15 anni hanno chiuso i
battenti oltre 1'000 uffici postali: da 14.000 nel 2000 si è passati a 13000
nel 2014, stando ai dati dell'Unione universale postale.
E in molte località, il servizio che era fornito ai tradizionali sportelli è
stato dato in appalto alle cosiddette agenzie postali. Le ragioni di questa
evoluzione? Il fatturato delle operazioni allo sportello è fortemente
diminuito. La messaggeria elettronica, la concorrenza di operatori privati
nel settore pacchi e l'uso sempre più frequente di internet per i pagamenti,
hanno decretato e decreteranno la fine di molti uffici periferici, ormai non
più redditizi. Il fenomeno caratterizza praticamente tutta l'Europa. Esclusa
la Germania, che è un caso un po' particolare, tra il 2000 e il 2014 il
numero di uffici postali è diminuito complessivamente di quasi il 15%. In
Italia il calo è stato del 13%, ciò che pone il Paese al centro della
classifica europea. In Germania, dove tutti gli uffici tradizionali sono
stati chiusi e sostituiti con agenzie gestite da terzi, il numero di punti
d'accesso a prestazioni postali è così raddoppiato, passando da 13'500 a
25'000. Le agenzie postali sono in effetti molto meno costose. Non c'è
bisogno di un'infrastruttura specifica, poiché queste agenzie si trovano
generalmente in supermercati, stazioni di servizio o simili.
Si risparmia sul personale e inoltre si va là dove vi sono dei clienti. E
dagli studi fatti è emerso che queste agenzie soddisfano i clienti, in
particolare proprio per la questione degli orari. Il numero di punti
d'accesso a prestazioni postali è così raddoppiato, passando da 13'500 a
25'000. Non è un caso che anche in altri due Stati dove è stato registrato un
aumento, Francia e Paesi Bassi, si sia puntato in modo deciso sulle agenzie
postali. Nel caso della Francia, lo Stato interviene inoltre a sostegno degli
uffici tradizionali.
In Italia Poste Italiane ha deciso di congelare il piano industriale
approvato dall'Agcom che prevedeva, in cinque anni, la chiusura di 455 uffici
considerati «non economici» e la riduzione degli orari per altri 609. Una
retromarcia dovuta alla raffica di sentenze dei Tar che negli ultimi mesi
hanno accolto le istanze dei Comuni interessati dalla sforbiciata.
Un'azienda privata dismetterebbe il business in perdita, ma Poste non può. È
un'azienda pubblica e deve garantire il servizio postale universale, cioè in
tutta Italia e almeno 5 giorni a settimana, in forza di un contratto di
servizio con lo Stato, agganciato a direttive europee e leggi nazionali, per
il quale riceve 250 milioni l'anno.
Per queste ragioni i postini di tutta incroceranno le braccia in tutta Italia il prossimo 4 novembre, con manifestazioni nelle principali città.